26 giugno 2012
LA FERITA DEL GIORNO. TRAMONTI.
24 giugno 2012
LIGURIA
Il pescatore adagia le chiare reti.
Scioglie i nodi con i nodi sulle dita,
come capelli di donna in attesa, al vento di sale.
Tra le ciocche, coralli leggeri.
Fino alla prossima notte di lampare
Lucciole di mare.
Antiche compagne di pelle bruciata
di notti di pieni silenzi
e muscoli di luna.
In cerca d'argento.
23 aprile 2012
ISOLA
Un masso grigio di nuvola è rimasto incastrato su quelle rocce
imperlate da case nascoste in un verde d'altrove.
Lame di gabbiani tagliano il cielo
folli di vento.
Sul mare, posso vederlo, galleggia un limpido domani
un'arca sconosciuta
Ed io prego
Antichi lumi e stelle.
imperlate da case nascoste in un verde d'altrove.
Lame di gabbiani tagliano il cielo
folli di vento.
Sul mare, posso vederlo, galleggia un limpido domani
un'arca sconosciuta
Ed io prego
Antichi lumi e stelle.
1 aprile 2012
IN UNA PIAZZA
Col vento morbido che fonde i nostri odori e
nascosti dall'ombra di maestosa facciata
vorrei avvertire su di me i passi della la sera.
Saturando la realtà
con vino e occhi.
Ad inseguire i nostri racconti troppo veloci,
a pregare il Tempo di infilarsi in quelle geometrie di mattoni.
E di perdersi.
O a sperare che inciampi nei nodi che stringeranno le nostre corde.
nascosti dall'ombra di maestosa facciata
vorrei avvertire su di me i passi della la sera.
Saturando la realtà
con vino e occhi.
Ad inseguire i nostri racconti troppo veloci,
a pregare il Tempo di infilarsi in quelle geometrie di mattoni.
E di perdersi.
Tenderemo desideri da capi lontani per farlo cadere.
E finire,
E finire,
dentro di noi.
19 marzo 2012
FERITA
Non sapevi
forse
d'affondare una lama di miele
nelle carni già ferite?
Non coglievi
forse
l'irreversibile marcescenza del taglio
nel petalo d'un fiore stanco?
Mai sconosciuto
fu più sconosciuto di te, amore.
forse
d'affondare una lama di miele
nelle carni già ferite?
Non coglievi
forse
l'irreversibile marcescenza del taglio
nel petalo d'un fiore stanco?
Mai sconosciuto
fu più sconosciuto di te, amore.
25 febbraio 2012
PELLE di PAROLE
Oggi ti faccio una pelle di parole. Sì, anche a te. Ti chiederai se è la tua. Ho tempo e fantasia. A te, che sei aria fresca, che spettini i miei capelli con un vento che sa dei miei anni che hai tu, che balli scalza tra dettami, panni e sesso. A te, con quella bici color camaleonte, col cesto di vimini colmo di parole. Lascia libera la dinamo di trasmettere la tua luce carezzevole. A te, che prendi manciate di stelle dal mio cielo per attaccarle nel tuo. E dargli una luce nuova, che illumina anche me, di nuovo. A te, donna dall’anima trasparente, dal cuore troppo morbido, dalla costanza di ferro e la dedizione che sa dell’orto di un’antica Certosa. A te, severa insegnante con il cuore verde di speranza per i nostri giovani, verde come i tuoi trasparenti occhi in cerca di mare e giustizia. A te, statua dei cieli. Col corpo voli e cammini, col cuore rimani in quel cielo che ami. Vedi tanto mondo, ne sogni per te uno piccolo e caldo. A te, che anche quando non scorri tra le parole, scorri tra i miei pensieri. A te, che grazie ai tuoi consigli, ho passato una mattina immersa in nuvole di ciuffi di parole sconosciute, ora mie. A te, che non posso credere di conoscerti da così poco tempo, tanto sei vicino. E devi ancora rispondere ad un invito. A te, che avresti potuto e non hai voluto. A te, ai tuoi occhi da orientale, alle canzoni che mi regali, alle carezze delle tue parole, alla tua grazia infinita. A te, che nascondi i tuoi occhi sinceri dietro occhiali bugiardi. A te, che ti rifugi in pugni di lettere per fuggire dai pugni della vita. A te, che avresti voluto e non hai potuto. A te che ami Linus, la gente per bene, che prendi per mano, che consoli, abbracci e sei preda del vento. A te, che cerchi e speri di non trovare. A te, che corri non sapendo dove andare. A te, compagno di vita. A voi, respiro e carne del mio corpo. A te, che mi strappi sorrisi, stracci la mia tristezza, mi regali note, parole, progetti e fiori. A te, che indossi la sera per sentirti più sicuro. A te, che disegni il mondo con grafite di sogno. A chi legge, a chi dorme, a chi pensa, a chi ride, a chi si strugge, a chi è solo, a chi aspetta domani, a chi esce ed a chi torna,a chi fa l’amore.
Nota. Ringrazio Maurizio Borelli che, con pazienza certosina, ha unito tutti i tweets di questa mia 'serie' trasformandoli involontariamente in un post. che sono lieta di pubblicare.
Nota. Ringrazio Maurizio Borelli che, con pazienza certosina, ha unito tutti i tweets di questa mia 'serie' trasformandoli involontariamente in un post. che sono lieta di pubblicare.
FOGLI
Il tuo inchiostro bugiardo
marca caratteri che io non so leggere.
E' nell'innaturale profondità del solco
che riesco a distinguere:
la tua viltà.
Hai trasferito imprudenza
codardo narcisismo
in quella tinta,
nero pece
su bianco sfondo
di sperata ingenuità.
CESTA
Io e te.
Giunchi che s'intrecciano
Giunchi che s'intrecciano
nel caso di un giorno qualunque.
Altre volte
condotti dalle mani d'un esperto destino,
fissati nell'irripetibile ordine
d'un giorno speciale.
A contenere.
A trattenere.
A filtrar la vita.
A contenere.
A trattenere.
A filtrar la vita.
12 febbraio 2012
TEATRO D'ORIZZONTE
Il fumoso soffio rosa che precede il tramonto
svela piatte e grigie quinte d'orizzonte.
S'intuisce la stanchezza del sole da gentili trasparenze.
Piange la neve
e l'ostinato stillar delle sue lacrime
dà voce al cammino degli istanti
altrimenti muti.
Com'è muto il plumbeo crepuscolo
che preme la luce al di là del mondo.
Il mio.
svela piatte e grigie quinte d'orizzonte.
S'intuisce la stanchezza del sole da gentili trasparenze.
Piange la neve
e l'ostinato stillar delle sue lacrime
dà voce al cammino degli istanti
altrimenti muti.
Com'è muto il plumbeo crepuscolo
che preme la luce al di là del mondo.
Il mio.
Iscriviti a:
Post (Atom)








